Ciao nì!

Leggete questo articolo nel blog della mia amichissima Daniela. E’ una grande emozione!

 http://danielatuscano.wordpress.com/2006/10/11/ciao-ni-un-film-sognato-zerofobia/

2 Risposte finora »

  1. 1

    danielebausi detto,

    E questo è il mio commento…

    Che emozioni….che ricordi! A quel tempo i miei 14 anni si facevano sentire sobbalzando dalle pulsioni di una sessualità ancora latente ad una ricedrca di conferme nell’ambiente scolastico e non.
    il cinema “ideale” oggi ha lasciato il posto ad un blocco di mini appartamenti, ma era meta di una sorta di pellegrinaggio di adolescenti perchè lì proiettavano solo film di una certa categoria. “Quadrophenia”, “I was made for lovin’you” dei Kiss, ecc. Non poteva certo mancare “Ciao nì”, film culto per noi adoratori dello Zero 70 e anche per noi “polimorfi perversi” che cercavamo un appiglio per quella sessualità che ancora non aveva trovato la sua strada.
    Il mio diario scolastico strabuzzava di foto e di articoli del nostro mito e per la mia accentuata effemminilità, ero messo al bando e “finocchio” echeggiava in ogni angolo dell’aula.
    Ma il mio vero e unico compagno di banco era lui, con i suoi lustrini, le sue paillettes, i suoi coloratissimi costumi e al di sopra di tutto, le sue canzoni. La mia adolescenza è stata segnata da una parte dalle continue offese e dall’altra nel credere fortemente nelle parole di Renato. Ero convinto che ciò che cantava non potesse essere solo frutto di fantasie e che quindi ci credeva e quindi ci credevo anch’io.
    Al cinema c’erano tante ragazze truccate e pettinate come lui, ma tra tutti io cercavo di scorgere qualche maschietto che avesse avuto lo stesso coraggio, ma non ce n’erano.
    La sala era piena e quando si spensero le luci e il “carrozzone” cominciò la sua corsa, l’adrenalina andò a mille. Ero elettrizzato, ma la cosa più bella fu che ad un certo punto mi sentii prendere la mano. Mi voltai di scatto e il ragazzo seduto accanto alla mia destra mi guardava sorridendo. Con grande stupore nonchè con enorme sorpresa mi accorsi che era un mio compagno di scuola, non della mia classe, ma anche a lui era toccata la stessa sorte. Vedemmo tutto il film mano nella mano, ma come finì il film, finì anche il nostro “idillio”.
    Solamente molto tempo dopo mi confessò che trovò il coraggio di prendermi la mano spinto da ciò che vedeva e ascoltava e che mai e poi mai me lo avrebbe detto a scuola.
    Conservo questo ricordo nel mio cuore molto gelosamente, per quell’ora e mezzo, due ragazzi ancora un pò disorientati, si sentirono liberi.
    Grazie Renato.
    Ciao nì

  2. 2

    ppaaoollaa detto,

    In che modo sei riuscito a risparmiare i soldi da investire nel fondo della tua associazione?

    Ho dovuto faticare per 4 anni circa, poi è diventato tutto semplice.

    Stampavo un giornale, nel 1988 cominciai a stampare il famoso Ecometropoli, un mensile ecologista diffuso sul territorio milanese in alcune migliaia di copie.

    Lo regalavo con offerta libera, e ci mettevo su delle pubblicità. Per abbassare i costi andavo con la mia fidanzata anche dal tipografo.

    Versavo in un fondo di aziende che rispettano i diritti dei lavoratori, dell’ambiente e dei consumatori il 10% del ricavato di quello che guadagnavo dal tipografo, il 10% delle offerte libere e il 10% degli sponsor

    Così anche quando cercavo autofinanziamenti per la campagna a difesa dei popoli indios. Il 10 % delle mie raccolte spicci, li versavo nel fondo.

    Poi quando invitavo persone al mio centro sociale, siccome lavoravo gratis, quando c’erano le feste, versavo nel fondo la mia quota che non versavo nella cassa del centro sociale per bere o entrare.

    Poi quando un mio carissimo amico, un grande eroe, fu lasciato solo dalla LOC e dalla sua organizzazione a combattere contro le lobby delle armi, del servizio miltare obbligatorio e subiva un processo dopo l’altro, non riusciva a trovare lavoro in nessun modo, gli agenti dei servizi segreti lo pedivano e andavano ad importunare la sua ragazza e lo diffamavano come uno stupidotto… siccome l’unico lavoretto che aveva trovato era quello di andare a pulire le vetrine dei negozi, io tutte le mattine alle 9 lo svegliavo, lo andavo a prendere in macchina , lo portavo dai negozianti, stampai un biglietto da visita per trovare altri clienti, lo aiutavo a pulire i vetri, a tenere la scala, a pulire gli stracci, a cambiare i secchi dell’acqua. Facevamo metà per uno di quello che guadagnavamo e tolti i soldi della benzina, versavo tutto nel fondo. Una piccola impresa di pulizie a sostegno di un grande eroe della storia umana.

    E cosi via. Nel 1993 già non avevo più bisogno di chiedere offerte libere a sostegno delle mie attività e non raccoglievo più quote associative.

    Dall’autunno del 1993 poi con due gruppi di tre camioncini organizzo nei boschi della Valtellina raccolte autunnali di castagne e biomassa secca, e da allora due dei comitati autonomi che seguivo direttamente viaggiano così senza problemi e si sono creati anche loro un fondo per l’autofinanziamento.

    Comprai anche una fotocopiatrice usata e alcuni studenti universitari che volevano guadagnare qualche soldino venivano a far le fotocopie degli appunti. Tolte le spese facevamo metà per uno e quello che guadagnavo versavo tutto nel fondo.

    Ho continuato ad usare la tecnica del 10% sui proventi delle mie attività lavorative o sulla raccolta sponsor per i giornali di quartiere.

    Quando aprivo locali di quartiere con la mia associazione ed invitavo ospiti, offrivo da bere, e poi versavo nella cassa del fondo una cifra corrispondente a quello che avrei pagato offrendo da bere al bar.

    Ho sempre avuto dei salvadanai in cui mettere le monetine dei resti della spesa.

    Quando ho smesso di fumare, quello che non spendevo in sigarette lo mettevo in un salvadanaio e dopo un paio di anni sono riuscito a creare un altro fondo.

    Ho messo le pubblicità di Google sul sito della associazione e con i ricavi ci pago i traduttori.

    Il trucco è organizzare attività proporzionalmente alle entrate che generano gli investimenti ed ogni mese aggiungere qualcosa nel fondo etico solidale, anche poco, solo dieci euro, però aggiungere qualcosa nel fondo.

    Sembrerà una cazzata , ma l’energia positiva che genera l’investimento in un fondo etico solidale BPM automaticamente retroalimenta la voglia di mettere in moto iniziative per ingrandire il fondo e con gli utili retribuire chi presta attività socialmente utili al servizio del genere umano, come chi presta servizi per la mia campagna 2010: Eliminazione Povertà, così come chi presterà servizi per il Festival Mondiale della Cultura Popolare e il Fondo Milanese per la Protezione dell’Infanzia.

    Nel frattempo tutte le altre organizzazioni di volontariato continuano a non pagare i propri dipendenti, e a dover raccogliere le monetine.

    Io pago tutti dal 1999 e non raccogliamo più monetine dal 1993.


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